La Paganella

In una canzone popolare trentina viene decantata questa montagna, che con i suoi 2125 metri di altezza sovrasta la città di Trento con le sue pareti a picco.

"Paganella, Paganella, de pu bele no ghe n'è" si canta in dialetto trentino; il significato di questa frase è "non ci sono montagne più belle della Paganella".

In una giornata limpida la vista panoramica è unica, impareggiabile ed impagabile, sul gruppo del Brenta e verso le valli del Sarca fino al lago di Garda, che si può ammirare in tutta la sua lunghezza. 

Oltre allo splendido panorama, la Paganella offre agli escursionisti la grande varietà di flora e fauna presenti sul territorio e pure la possibilità di trovare buona cucina trentina nelle malghe e rifugi di questa splendida montagna.

 

Per gli amanti delle camminate ci sono svariate possibilità.

Si può raggiungere la cima partendo a piedi dai Laghi di Lamar o dal paese di Monte Terlago, con una camminata di circa 4 ore solo per la salita. Chi si accinge ad effettuare la salita è bene che sia munito di buone gambe, una buona scorta di acqua ed un cambio di vestiti caldo.

L'alternativa alle 4 ore di camminata è raggiungere il paese di Andalo in macchina, cercare il parcheggio e salire in cabinovia. Arrivati in cima si possono effettuare escursioni più o meno lunghe e più o meno difficili, a seconda delle proprie esigenze e capacità.

Terlago

Terlago è situato ai piedi della Paganella 2125m nella depressione valliva che funge da collegamento fra la Valle dell'Adige e la Valle dei Laghi. L'abitato ha origini molto antiche e nelle sue vicinanze sono state rinvenute alcune tra le tracce preistoriche più tarde di tutta la regione e riferibili al Tardopaleolitico e Mesolitico, che testimoniano la presenza dell'uomo tra l'11°-8° millennio a.C. Sembra quasi certa la presenza dei Celti, che presso Terlago stabilirono un insediamemnto permanente. In epoche successive il centro divenne uno dei principali nodi sulla via di collegamento tra Anaunia, Valle dell'Adige e il Piano del Sarca (strada della Rezia) e il Castello di Terlago; costruito in posizione dominante ai margini dell'abitato, aveva la funzione di controllo su quest'importante via di transito. Il paese è conosciuto per il suo lago, per il gradevole microclima di cui gode e per le numerose possibilità sportive offerte dal suo territorio. Oltre alla grande e visibile falesia d'arrampicata sportiva, esistono numerosi percorsi permanenti per la MTB e per l'escursionismo. Il toponimo ha origini latine e deriva da trilacum (inter-lacum) che significa  tra i laghi, riferendosi chiaramente al Lago Santo, al Lago di Lamar e di Terlago (esiste un celebre parallelo con la località Interlagos nei pressi di San Paolo in Brasile). All'interno del territorio comunale sono comprese le frazioni di Monte Terlago e di Covelo.

Dinosauri

dinosauriNell'autunno 1999 l'agente Forestale Matteo Campolongo, in una delle sue perlustrazioni nell'area del Biotopo provinciale "Marocche di Dro", notava, impresse sulla superficie di un grande blocco calcareo, una serie di depressioni. Il sole era basso e la sua luce radente metteva in risalto, con un sapiente gioco di ombre e di luci, una serie di cavità arrotondate, circondate da un bordo rialzato e periodicamente ripetute. Sebbene le cavità fossero corrose dall'acqua e a volte ospitassero stentati cespi d'erba, Campolongo ebbe la chiara impressione che si trattasse di orme di qualche antico animale gigantesco impresse nella roccia calcarea.


Campolongo segnalò il suo ritrovamento a Marco Avanzini responsabile della sezione di geologia del Museo Tridentino di Scienze Naturali.


Il secondo sopralluogo, effettuato nel novembre seguente, diede ottimi risultati. Le orme segnalate appartenevano senza alcun dubbio a dinosauri - anche se di difficile classificazione - e sui blocchi di frana sparsi nei dintorni se ne trovarono nei giorni successivi parecchie altre.


Allo stato attuale delle ricerche sono stati identificati cinque grandi blocchi di calcare disposti disordinatamente sull'accumulo di frana, definito frana di Kas, inserito nel Biotopo Provinciale "Marocche di Dro". Quattro di essi sono stati rilevati e studiati e appaiono essere parte di un medesimo strato; il quinto mostra un grado di alterazione così spinto da rendere impossibile, per ora, un esame attendibile della sua superficie.
La maggior parte delle orme sono disorganizzate e non mostrano alcuna associazione regolare. Di tanto in tanto sono riconoscibili sequenze e su solo uno dei blocchi, (MDK1), risulta chiara la presenza di due diverse sequenze di impronte.


La prima appartiene ad un dinosauro di medie dimensioni, probabilmente un quadrupede erbivoro lungo non più di 4-5 metri e pesante qualche centinaio di chili. Era indubbiamente più piccolo e di un tipo diverso rispetto a quelli (sauropodi) che lasciarono le proprie orme ai Lavini di Marco presso Rovereto. Non è ancora chiaro quale fosse il suo aspetto e la sua andatura., ma è certo che aveva un corpo tozzo e che si muoveva lentamente (1-2 km/h) con una andatura irregolare che lo faceva sprofondare parecchio nella sabbia bagnata.


La seconda sequenza probabilmente appartiene ad un dinosauro carnivoro bipede. Di essa si sono conservati dati sufficienti a capire che si trattava di un dinosauro di medie dimensioni (circa 5 m) che si spostava alla velocità di poco più di 4 chilometri all'ora. Questo ci dice che l'esemplare in questione si spostava di buon passo (camminava un po' più velocemente di noi quando ci spostiamo frettolosamente), senza tuttavia correre, attraversando in diagonale la sequenza lasciata dall'erbivoro.


Le analisi fin qui condotte rivelano che le rocce in cui sono conservate le impronte della Marocche sono franate dalla parte alta del Monte Brento (formazione rocciosa dei Calcari Grigi) e in un tempo successivo a quello dei Lavini di Marco. Siamo sempre nel Giurassico inferiore, ma in un momento (190 milioni di anni fa) in cui gli ambienti si approfondiscono sempre di più in conseguenza dell'apertura dell'Oceano Atlantico e delo smembramento definitivo della Pangea. Verso la Lombardia si apriva oramai un bacino marino e la Piattaforma di Trento stava vivendo i suoi ultimi momenti al pelo dell'acqua prima di sprofondare e trasformarsi in una piana sottomarina. La Valle del Sarca era una calda area costiera parzialmente sommersa, dalla quale emergevano solo stretti cordoni di una sabbia grossolana, continuamente tagliata dalle onde.


Le Marocche di Dro sono uno tra i pochissimi Biotopi provinciali costituiti da una zona arida, caratterizzata per questo da una particolare associazione vegetale. Si tratta di una serie di accumuli di blocchi di roccia, talvolta di grandi dimensioni, franati a più riprese dalle pareti del Monte Brento e distribuitisi in modo caotico su un territorio piuttosto vasto - tanto che le Marocche di Dro possono essere considerate la frana piu estesa dell'arco alpino.

 

Canyon del Bletterbach

A circa 60 km di distanza dal campeggio, a nord est di Trento, vicino al villaggio di Aldino (siamo già in Alto Adige), troverete una forra, interessante da visitare anche con i bambini. Dal campeggio dovete ritornare a Trento, prendere l’Autostrada A22 direzione Bolzano fino a Egna/Neumarkt e/o Ora/Auer, da dove proseguite sulla statale SS41. Seguite quindi la direzione Aldino/Aldino e proseguire per altri 5 km fino al centro visitatori “Lahneralm”.Bletterbach

Il canyon Bletterbach si trova sotto il Corno Bianco e presenta chiari segni di erosione della montagna e della valle sottostante. Il fiume Bletterbach ha scavato il suo letto nel corso degli anni e lungo il percorso si possono vedere i vari strati di pietra e terra. La lunghezza è di 8 km e la profondità 400 mt. Tutta l’area fa parte di un parco protetto dall’UNESCO. Il costo del biglietto è di Euro 4,00, i bambini entrano gratuitamente e si può noleggiare un elmetto per 1 Euro. Un sentiero appositamente segnato porta nel canyon. Da quella posizione si segue il fiume verso l’alto fino a raggiungere la cascata “Butterloch”. Lungo il cammino gli strati di pietra e terra sono perfettamente visibili e si possono trovare fossili. Ritornando indietro dalla cascata, si sale per un ripido sentiero, chiamato “Jaegersteig”. Un bel panorama sulla cascata appena risalita rripagherà della fatica fatta. Da lì un facile sentiero porta al punto di partenza, al centro visitatori.

Lunghezza totale 3 km.

Monte Bondone

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D'estate

In estate è la meta ideale per turisti, sportivi, amanti della montagna, famiglie in cerca di qualche ora di svago. Il Bondone offre sentieri attrezzati per tutti i livelli di escursionismo, ideali sia per brevi passeggiate che per escursioni di una giornata. 

Svariate sono poi le attività sportive che si possono praticare: dall'equitazione alle escursioni in mountain bike, dal tennis al pattinaggio, dall'arrampicata al parapendio. Alle Viote si trovano Il Centro di Ecologia Alpina ed il Giardino Botanico Alpino, che ospita oltre duemila specie di piante montane provenienti dai cinque continenti. Dalla conca delle Viote si può partire per una escursione nella Riserva Naturale Integrale delle Tre Cime, che prende il nome dalle vette (Cima Verde, Doss d'Abramo, Cornetto) che fanno da corona alla conca, tutte e tre raggiungibili attraverso sentieri panoramici. La salita a piedi sulla cima Palon (2090 m) consente di godere di un suggestivo panorama che abbraccia a 360° la città di Trento, la Valle dell'Adige, la Paganella, le Dolomiti di Brenta, i ghiacciai dell'Adamello, il Lago di Garda. In alternativa può essere ragigunta anche con la funivia, attiva a partire da metà luglio.


Dai prati  verdi del Bondone provengono le erbe che vengono utilizzate per i cosiddetti "bagni di fieno", una pratica terapeutica alla quale le popolazioni locali ricorrevano già nel secolo scorso per combattere i disturbi derivanti dalle forme croniche di artrosi: a Vigolo Baselga ed a Garniga Terme (dove esiste un attrezzato stabilimento balneare) ci si può tutt'oggi sottoporre a questa particolare terapia.

 

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D'inverno

Per gli amanti degli sport invernali e della natura, il Monte Bondone in inverno è un vero paradiso.

Nella vasta e soleggiata conca delle Viote ci sono gli anelli per lo sci di fondo, che si snodano per quasi 30 chilometri tra la ricca vegetazione alpina.

Per chi pratica lo sci discesa, un carosello di nove piste, con uno sviluppo complessivo di 13 chilometri e in gran parte dotate di innevamento artificiale, in grado di soddisfare sciatori di tutti i livelli. Quattro sono le piste azzurre per principianti, cinque le più impegnative piste rosse per gli sciatori più esperti e da Cima Palon scende una pista nera di 1830 metri di lunghezza. Ed anche chi pratica le discipline di ultima generazione, dallo snowboard al carving, troverà la pista giusta nella nuova area Snow Park.

Per lo sci alpinismo e lo sci escursionismo ci sono diverse possibilità, con percorsi più o meno impegnativi che permettono di raggiungere vette che superano i 2000 metri d'altitudine. Due scuole di sci, delle quali fanno parte oltre venti maestri professionisti, sono a disposizione di chiunque voglia imparare da zero o desideri perfezionare il proprio stile.

 

Eventi

Ma Bondone non significa solo neve d'inverno e natura d'estate. Il Monte Bondone, meta ambita dagli sciatori e vero paradiso per gli amanti del verde, è anche teatro di numerose manifestazioni sportive, alcune delle quali hanno indissolubilmente legato il nome del Bondone ad imprese di assoluto valore agonistico: per tutte basti ricordare la tappa del Giro d'Italia del 1957, quando lo svizzero Charles Gaul arrivò al traguardo di Vason sotto la neve in giugno.

 

Un'altra manifestazione sportiva che ogni anno richiama numerosi locali e turisti appassionati è la cronoscalata "Trento-Bondone", che si snoda sulle pendici dell'omonimo monte sotto gli sguardi attenti dei partecipanti. Durante l'anno sono poi numerosi gli sportivi che si ritrovano sul Bondone per partecipare a gare interregionali di corsa in montagna (come il "Trofeo Chiesa") e d'inverno sono numerosi gli appuntamenti agonistici sugli sci: si va dai campionati nazionali di diverse categorie professionali (sottufficiali di polizia, vigili del fuoco, medici, agenti e rappresentanti di commercio, ecc.), a gare di fondo e di sci alpinismo (come il "trofeo Marcello Pilati), ad una spettacolare competizione di sled dog (gara valida per il Campionato italiano AIM e per la qualificazione ai Campionati europei ESDRA).

 

Eventi / Events