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Luoghi

Monte Bondone

Bondone d'estate

Il Monte Bondone d'estate è la meta ideale per il turista, lo sportivo, l'amante della montagna, la famiglia in cerca di svago e relax. Il Bondone offre infatti sentieri attrezzati per tutti i livelli di escursionismo, sia con itinerari brevi per una passeggiata di qualche ora, che più impegnativi per una gita di un'intera giornata.
Svariate sono poi le attività sportive che si possono praticare: dall'equitazione alle escursioni in mountain bike, dal tennis al pattinaggio, dall'arrampicata al parapendio. Alle Viote si trovano Il Centro di Ecologia Alpina ed il Giardino Botanico Alpino, dove possono essere ammirate oltre duemila specie di piante montane provenienti dai cinque continenti. Dalla conca delle Viote si può partire per una escursione nella Riserva Naturale Integrale delle Tre Cime, che prende il nome dalle vette (Cima Verde, Dos d'Abramo, Cornet) che fanno da corona alla conca, tutte e tre raggiungibili attraverso sentieri altamente panoramici. La salita a piedi sul Palon (2.090 m) consente di godere di un suggestivo panorama che abbraccia a 360° la città di Trento, la Valle dell'Adige, la Paganella, le Dolomiti di Brenta, i ghiacciai dell'Adamello, il Lago di Garda.
E dai prati del Bondone provengono le erbe che vengono utilizzate per i cosiddetti "bagni di fieno", una pratica terapeutica alla quale le popolazioni locali ricorrevano già nel secolo scorso per combattere i disturbi derivanti dalle forme croniche di artrosi: a Vigolo Baselga ed a Garniga Terme (dove esiste un attrezzato stabilimento balneare) ci si può tutt'oggi sottoporre a questa particolare terapia.

Bondone d'inverno

Per gli amanti degli sport invernali e della natura, il Monte Bondone d'inverno diventa un vero paradiso. Nella vasta e soleggiata conca delle Viote ci sono gli anelli per lo sci di fondo, che si snodano per quasi 30 chilometri tra la ricca vegetazione alpina.
Per chi pratica lo sci alpino, un carosello di nove piste, con uno sviluppo complessivo di 13 chilometri e in gran parte dotate di innevamento artificiale, in grado di soddisfare sciatori di tutti i livelli. Quattro sono le piste azzurre per principianti, cinque le più impegnative piste rosse per gli sciatori più esperti e da Cima Palon scende una pista nera di 1.830 metri di lunghezza. Ed anche chi pratica gli stili sciistici dell'ultima generazione, dallo snow-board al carving, sul Monte Bondone trova la pista giusta (grazie anche alla nuova area attrezzata denominata "Snow Park").
Per lo sci alpinismo e lo sci escursionismo ci sono diverse possibilità, con percorsi più o meno impegnativi che permettono di raggiungere vette che superano i 2.000 metri d'altitudine. Due qualificate scuole di sci, delle quali fanno parte oltre venti maestri professionisti, sono a disposizione di chiunque voglia imparare da zero o intenda perfezionare il proprio stile.
Il Monte Bondone offre inoltre la possibilità di pattinare sul ghiaccio negli appositi campi di Vason e Vaneze; per i più piccoli ci sono anche piste riservate a bob e slitte.

Eventi

Non solo neve d'inverno e non solo natura d'estate. Il Monte Bondone, meta ambita dagli sciatori e vero paradiso per gli amanti del verde, è anche teatro di numerose manifestazioni sportive, alcune delle quali hanno indissolubilmente legato il nome del Bondone ad imprese di assoluto valore agonistico: per tutte basti ricordare la tappa del Giro d'Italia del 1957, quando lo svizzero Charles Gaul arrivò al traguardo di Vason sotto la neve, nonostante fosse il mese di giugno.
Altra manifestazione legata al Bondone è il "Trofeo Topolino - Criterio internazionale giovani F.I.S.": si tratta della più importante manifestazione internazionale per i giovani sciatori, alla quale hanno partecipato campioni del calibro di Gustav Thoeni, Alberto Tomba, Ingemar Stenmark, Deborah Compagnoni (da qualche anno il "Topolino" si svolge un anno sul Bondone ed un anno a Marilleva).
Altra manifestazione sportiva che ha fatto conoscere il Bondone è la "Trento-Bondone", gara automobilistica in salita (sui tornanti della strada che sale da Trento si disputa anche una gara riservata alle moticiclette). Durante l'anno sono poi numerosi gli sportivi che si ritrovano sul Bondone per partecipare a gare interregionali di corsa in montagna (come il "Trofeo Chiesa") mentre d'inverno sono molti gli appuntamenti agonistici sugli sci: si va dai campionati nazionali di diverse categorie professionali (sottufficiali di polizia, vigili del fuoco, medici, agenti e rappresentanti di commercio, ecc.), a gare di fondo e di sci alpinismo (come il "trofeo Marcello Pilati), ad una spettacolare competizione di sled dog (gara valida per il Campionato italiano AIM e per la qualificazione ai Campionati europei ESDRA).


Dinosauri

Nell'autunno 1999, l'agente Forestale Matteo Campolongo, in una delle sue perlustrazioni nell'area del Biotopo provinciale "Marocche di Dro", notava, impresse sulla superficie di un grande blocco calcareo, una serie di depressioni. Il sole era basso e con la sua luce radente metteva in risalto, con un sapiente gioco di ombre e di luci, una serie di cavità arrotondate, circondate da un bordo rialzato e periodicamente ripetute. Sebbene le cavità fossero corrose dall'acqua e a volte ospitassero stentati cespi d'erba, Campolongo ebbe la chiara impressione che si trattasse di orme di qualche antico animale gigantesco impresse nella roccia calcarea.
Campolongo segnalò il suo ritrovamento a Marco Avanzini responsabile della sezione di geologia del Museo Tridentino di Scienze Naturali.
Il sopralluogo successivo, effettuato nel novembre 1999 diede ottimi risultati. Le orme segnalate appartenevano senza alcun dubbio a dinosauri, anche se di difficile. classificazione e sui blocchi di frana sparsi nei dintorni, se ne trovarono nei giorni successivi parecchie altre.
Allo stato attuale delle ricerche sono stati identificati cinque grandi blocchi di calcare disposti disordinatamente sull'accumulo di frana, definito frana di Kas inserito nel Biotopo Provinciale "Marocche di Dro". Quattro di essi sono stati rilevati e studiati e appaiono essere parte di un medesimo strato. Il quinto mostra un grado di alterazione così spinto da rendere impossibile, per ora, un esame attendibile della superficie.
La maggior parte delle orme sono disorganizzate e non mostrano alcuna associazione regolare. Di tanto in tanto sono riconoscibili tratti di piste e su solo uno dei blocchi, (MDK1), risulta chiara la presenza di due piste.
La prima appartiene ad un dinosauro di medie dimensioni, probabilmente un quadrupede erbivoro lungo non più di 4-5 metri e pesante qualche centinaio di chili. Era indubbiamente più piccolo e di un tipo diverso rispetto a quelli (sauropodi) che lasciarono le proprie orme ai Lavini di Marco presso Rovereto. Non è ancora chiaro quale fosse il suo aspetto e la sua andatura. E' certo fin d'ora che aveva un corpo tozzo e che si muoveva lentamente (1-2 km/h) con una andatura irregolare che lo faceva sprofondare parecchio nella sabbia bagnata.
La seconda pista probabilmente appartiene ad un dinosauro carnivoro bipede. Di essa si sono conservati dati sufficienti a capire che si trattava di un dinosauro di medie dimensioni (circa 5 m) che si spostava alla velocità di poco più di 4 chilometri all'ora. Questo ci dice che l'esemplare in questione si spostava di buon passo (camminava un po' più velocemente di noi quando ci spostiamo frettolosamente), senza tuttavia correre attraversando in diagonale la pista dell'erbivoro.
Le analisi fin qui condotte rivelano che le rocce in cui sono conservate le impronte della Marocche sono franate dalla parte alta del Monte Brento (formazione rocciosa dei Calcari Grigi) e corrispondono ad un tempo successivo a quello dei Lavini di Marco. Siamo sempre nel Giurassico inferiore, ma in un momento (190 milioni di anni fa) in cui gli ambienti si approfondiscono sempre di più in conseguenza dell'apertura dell'Oceano Atlantico ed allo smembramento definitivo dell'antico continente Pangea. Verso la Lombardia si apriva oramai un bacino marino e la Piattaforma di Trento stava vivendo i suoi ultimi momenti al pelo dell'acqua prima di sprofondare e trasformarsi in una piana sottomarina. La Valle del Sarca era una calda area costiera parzialmente sommersa, dalla quale emergevano solo stretti cordoni di una "sabbia" grossolana, spazzata dalle onde.
Le Marocche di Dro sono uno tra i pochissimi Biotopi provinciali costituiti da un "zona arida" caratterizzata per questo da una particolare associazione vegetale. Si tratta di una serie di accumuli di blocchi di roccia, talvolta di grandi dimensioni franati a più riprese dalle pareti del Monte Brento e distribuiti caoticamente su un territorio piuttosto vasto tanto che le Marocche di Dro possono essere considerate la frana piu estesa dell'arco alpino.


Immagini e informazioni estratte dal sito dedicato dal Museo Trentino di scineze naturali ai dinosauri di Dro.

Campeggio Laghi di Lamar - Via Selva Faeda, 15 - 38070 Terlago (Trento) - Italia
Telefono (0039).0461.860423 - Email: campeggio@laghidilamar.com